Posted by Laura Ercoli on 18 ottobre 2017

Google non è un marchio volgarizzato negli Stati Uniti

Google

Google non è un marchio volgarizzato negli Stati Uniti, anche se il termine google viene utilizzato come verbo per indicare l’atto della ricerca in internet.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha posto fine a un tentativo di invalidare il marchio Google, dichiarando inammissibile il ricorso presentato da due privati cittadini teso a dimostrare che il termine Google non può più costituire un marchio registrato in quanto termine volgarizzato.

Cos’è un marchio volgarizzato

In molti paesi, compresi gli Stati Uniti, la legislazione sui marchi prevede che se un termine registrato come marchio diventa di uso comune per indicare il prodotto o servizio che contraddistingue, quel termine non può più essere oggetto di registrazione come marchio.

La logica è che il marchio, se è diventato di uso comune per indicare un prodotto o servizio in genere, e non il prodotto o servizio proveniente da una determinata impresa, non ha più capacità distintiva.

Di conseguenza un giudice può annullare la registrazione come marchio di un termine se è dimostrato che quel termine è effettivamente diventato di uso comune, ovvero che il marchio è “volgarizzato”.

Biro, nylon e aspirina sono tre noti esempi di termini nati come marchi la cui registrazione è in seguito decaduta per volgarizzazione.

La disputa

Chris Gillespie aveva registrato 763 nomi a dominio che comprendevano il termine “google”. La Google aveva accusato Gillespie di ledere i diritti sul marchio Google, ottenendo la riassegnazione dei nomi a dominio.

Nel 2012 Chris Gillespie e David Elliott avevano avviato un’azione legale dinanzi alla Arizona Federal Court chiedendo che il marchio Google fosse dichiarato decaduto in quanto volgarizzato.

L’azione si fondava sull’argomento secondo il quale nei paesi anglofoni il termine “google”, nome di fantasia non facente parte del vocabolario della lingua inglese, viene utilizzato come verbo transitivo (to google something) per indicare l’atto di cercare qualcosa tramite un motore di ricerca. La corte dell’Arizona aveva respinto il ricorso.

Anche un ulteriore ricorso alla United States Court of Appeals, Ninth Circuit era stato respinto.

I giudici avevano osservato che la volgarizzazione del marchio avviene quando il termine registrato diviene l’unica alternativa per descrivere il prodotto o servizio, rendendo impossibile alla concorrenza l’utilizzo di termini alternativi per descrivere un prodotto o servizio analogo.

Per quanto riguarda l’uso del termine come verbo, secondo i giudici “anche ipotizzando che il pubblico utilizzi il verbo “to google” in senso generico ed indiscriminato, questo non ci dice nulla su come la maggioranza del pubblico intende il termine in sé, indipendentemente dalla sua funzione grammaticale, riguardo i motori di ricerca in internet”.

A questo punto Gillespie ed Elliot avevano sottoposto il caso alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che il 16 ottobre 2017 ha dichiarato inammissibile il ricorso lasciando in piedi la sentenza della Ninth Circuit.

Related posts